L'8 di aprile del 2518 (1975)...
Chaloem Phra Kiet, Nan (Thailandia)

Chiedo a dei soldati che stazionano all’incrocio se sanno indicarmi dove poter dormire e loro consigliano un posto lì vicino che appartiene all’esercito. Li seguo per una grossa strada sterrata ed arriviamo in cima ad una collina, dove si trova il sito dei militari, attivo sino alla metà degli anni ’70 ed adesso trasformato in un luogo “di memoria e di villeggiatura”.
Un giro a visitare il sito. Ci sono le trincee, rinnovate, un vecchio camion distrutto dai razzi, armi e munizioni varie. Un piccolo museo, con foto d’epoca e reperti militari.

La bella casa di legno dove sono sistemato ha un bellissimo terrazzo che dà sulla foresta.
Al tramonto l’uomo che mi ha accolto, Khun Nitod, un soldato, ma in abiti civili, viene ad accendere le luci, e comincia a raccontare…
Nel 2513 (1970), il governo Thailandese decise di costruire una strada, dal distretto di Thung Chiang verso nord, al confine con il Laos, per collegare il villaggio di Ban Huai Khon e Chaloem Phra Kiet con il resto della provincia. La strada doveva essere lunga 32 chilometri, ma arrivati al quindicesimo i comunisti nascosti nelle montagne cominciarono ad attaccarla, ostacolando i lavori.
L’esercito ci mise 5 anni per costruire questi 15 chilometri.
I soldati di stanza a Thung Chiang, essendo entrati in possesso, durante un rastrellamento contro le truppe comuniste, di piani per un attacco a questa postazione, in cui c’erano solamente 38 soldati semplici più un comandante, decisero di inviare qui altri 30 soldati ed un comandante, che a piedi, attraverso foreste e montagne, vennero ad aiutare quelli di questa base, in vista dell’attacco.
L’otto d’aprile del 2518 (1975), verso le ore 23.00 le truppe comuniste (circa 200 soldati) cominciarono ad avanzare dalle montagne circostanti dove vivevano, con il pieno appoggio della popolazione. Arrivarono verso le 4 del mattino. I militari capirono che l’attacco era imminente e dettero l’allarme. I rivoluzionari però, superiori di numero, erano oramai vicinissimi.
L’attacco cominciò. Tra i soldati governativi morirono i 2 comandanti (quello residente e quello arrivato dall’altra base) e 15 soldati semplici. I soldati chiesero allora alla base di Sopphun, situata poco più a sud, di bombardare con i razzi.
I militari erano ben protetti dalle trincee, dotate di tetti di legno e terra. I rivoluzionari, che li stavano accerchiano, bombardati dall’alto e senza protezione, dovettero arretrare; cinque di loro rimasero sul posto senza vita.
Tra i soldati locali ci furono una 20 di feriti. L’attacco terminò con una ritirata verso le 8 del mattino, quando arrivarono rinforzi con gli elicotteri dotati di mitragliatrici.
Il giorno successivo la postazione fu evacuata, ed i soldati si mossero verso Thung Chiang.
Vittoria? sconfitta? Il soldato non sa darsi una risposta…
“Loro erano thailandesi, noi anche… la loro ideologia interessante… noi avevamo l’ordine di sparare a loro e loro quello di sparare a noi; chi aveva torto e chi ragione?”
La postazione rimase abbandonata per 24 anni, fino al 2542 (1999), quando cominciò ad essere rimessa a posto e poi riaperta, trasformata in un museo della memoria.
Concerto del tramonto, offerto dai grilli della foresta. Suoni striduli…
Di notte fa fresco e sotto il piumone si dorme bene. Colazione, poi ancora un giro tra la storia della battaglia… come dice Khun Nitod, il soldato, questo è un posto pieno di spiriti che vagano…
Pranzo sulla strada principale, stesso ristorante di ieri, l’unico della zona… per il momento.
Dopo, temporale e pioggia. Ritorno alla mia casa di legno, con vista sull’acquazzone tropicale, che ha causato l’interruzione dei lavori di costruzione di un ristorante qui all’interno della postazione, voluto dal governo provinciale, dato il numero crescente di visitatori thailandesi al sito; principalmente studenti in gita durante i fine settimana di vacanza.
I lavoratori addetti alla costruzione sono tutte genti delle tribù delle colline, minoranze etniche che popolano questa zona, dove il ceppo thai è in minoranza. Musica in sottofondo, proveniente dagli altoparlanti dello stereo sempre in funzione.
Ieri sera il gecko che sta nel piccolo museo e le cui grida rimbombano nella notte, aveva previsto pioggia.
Oggi sopralluogo al Tempio della foresta “Wat Pha Chaloem Phra Kiet”. Domani comincia un lungo fine settimana per una festa buddista, con offerte di ceri ai templi. In moto verso il piccolo posto di frontiera; montagne e verde ovunque, poi a Ban Huay Khon, alla ricerca dell’ufficio postale per spedire dei libri e di un cero, da portare domani in offerta al Tempio. L’ufficio non c’è, il più vicino è a Thung Chang, 32 chilometri più a sud! E niente ceri…

Ovunque ci sono gruppi di persone sedute a bere. Il lungo fine settimana, qui è già cominciato… con un giorno d’anticipo. Già chiuse scuole ed uffici pubblici. Da domani niente alcolici per la festa buddista, quindi tutti si lasciano andare oggi…
Pranzo al solito ristorante. Oggi c’è anche il marito della signora. Sbronzo. Un gruppo d’amici seduti a bere con lui. Uno di loro, quando viene il momento di andare, inforca la sua moto, parte, sbanda e cade finendo sul prato. Risate…
Grazie ai proprietari del ristorante, riesco ad avere un cero da portare al tempio come offerta;
me lo porterà domattina presto un parente che arriva da Phua, una cittadina situata più a sud.
Per tornare alla mia casetta di legno, prendo un’altra strada, che passa vicino alla nuova scuola. Grande, parecchi gruppi di edifici e belle case per i professori. E’ una scuola voluta e finanziata da una delle figlie de Re. Aprirà tra poco, e ci verranno a studiare anche i laotiani.
Sveglia alle 6, la giornata si annuncia piovosa. Ricevo la visita di un nuovo soldato, venuto a sostituire Khun Nitod, rientrato in famiglia. Si danno il cambio 10 giorni ogni… qualche mese!
Verso il Tempio con il grande cero. Come già notato nella breve visita di ieri, strana atmosfera. Cartello con “vietato fumare, sporcare ed essere rumorosi”. Scopro presto il perché. Tempio della Foresta, dedicato alla meditazione, con tanto di grotta per ritiri spirituali, con possibilità di soggiornare. Aspetto che i monaci finiscano di mangiare, dalle 8, per circa mezz’ora. Dal villaggio, la visita del capo distretto con la famiglia, più 2 soldati. Tutto qui… pochissime persone. La gente qui è animista più che buddhista. Sono tribù delle colline (hill tribe). Finito di mangiare, i monaci se ne vanno e rimane solamente l’Achaan (“maestro” in thailandese, l’abate). Bellissima persona, circa la mia età, con uno sguardo sereno di chi ha raggiunto una grande tranquillità interiore. Parla di buddismo, Dhamma e meditazione. Sono un po’ impreparato al suo confronto… mi chiede della mia religione. Capisco le sue parole ma con fatica.
Questo è un posto in cui dovrò tornare…
Preparo la borsa, ritiro le mie cose, saluti di rito con i soldati, cordiali e piacevoli.
Un po’ di tristezza mi prende, come sempre quando devo lasciare un posto in cui sono stato bene… e mi rimetto in cammino…


