Cra cra cra, questo è il verso dell’uccello, da quassù, il mondo è veramente bello.
Cra cra cra, ci sei anche tu, ti vedo laggiù, un frammento impercettibile nel grande universo, un granello di sabbia confuso nel deserto.
Mi potete trovare appollaiato nei posti più impensati. Porto sempre una maglietta nera. Sono pazzo. Mi chiamano Il Corvo. Vivo al Tempio, con i monaci. Li seguo al mattino, quando girano il villaggio per la questua. Guadagno quel poco che mi serve frugando tra i rifiuti, alla ricerca di plastica lattine bottiglie e di tutto quello possa rivendere.
Non sono sempre stato così. Almeno credo.
Da qualche parte dovrei avere anch’io una famiglia, o parte di essa. Una madre che mi abbia trasportato e poi riversato in questo mondo. Un padre. Almeno per un quarto d’ora.
Credo di essere stato bambino. Di aver giocato come vedo giocare tutti i bambini. Resto indifferente dinanzi a loro. Non so se ne ho condiviso i giochi le urla i salti.
Saltare non mi piace, preferisco starmene seduto appollaiato. Giocare no, non gioco. Le urla, che forse non ho mai emesso, adesso le sento. Dentro. Probabilmente sono cresciuto molto in fretta, per divenire in poco tempo quello che sono. Ma cosa sono adesso?
Vedo tante facce ogni giorno. Ne ho viste tante e tante ne sto vedendo ora. Ma non ho mai visto la mia.
Vedo i miei piedi neri di terra, le gambe, le braccia bruciate dal sole, le mani segnate dal dolore, la mia maglietta nera, i capelli che mi scendono dalle spalle e quelli che a volte mi coprono la vista. Ma non vedo chi sono. Come potrei farlo? Nessuno riesce a vedersi. Dobbiamo utilizzare qualcosa o rifletterci in qualcuno per vedere come siamo. Io non voglio.
Quando nel villaggio c’è una festa, una celebrazione per qualche ricorrenza, sono lì, in un angolo. Non do fastidio, non parlo con nessuno. Parlo poco anche da solo. Non sorrido mai. Vedo. Non guardo, ma vedo. Le persone che si muovono e vanno e tornano si avvicinano si allontanano. E sento. Sento la musica i canti, parole che spesso non capisco.
Mi piace la gente, solo che non sono come loro. Questo mi hanno detto. Questo è quello che mi dicono ogni giorno.
Però non me ne danno una spiegazione, nessuno mi ha mai detto il perché. Ma non me ne importa. Gli credo.
Perché non dovrei?
Ed Il Corvo camminava senza fretta, con lo sguardo trasparente e la mente pura, l’animo sospeso sulle ombre della sera, impossibile capire quello che pensava, forse voleva... soltanto... semplicemente... volare.